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Molti di noi “cittadini” sognano una vita di campagna all’aria aperta, in mezzo ai rumori e agli odori della natura. Senza caos, code, file, caselli autostradali, e metropolitane affollate. 

La visione idilliaca in parte è veritiera, soprattutto oggi con le restrizioni ed i confini comunali. La vita di campagna è più sana, e ciò è innegabile, ma  fare il contadino è pur sempre un lavoro duro, nonostante la tecnologia negli ultimi 60 anni abbia portato innovazioni e alleggerito il lavoro nei campi.

Oggi molti di noi, hanno visto il latte soltanto sugli scaffali del supermercato, le uova solo in confezioni da 6, ed il formaggio soltanto allo stadio finale con su già l’etichetta. Eppure un incontro tra i due mondi è possibile.

 

Nonostante a mio avviso siano tantissimi i vantaggi di una vita contadina, permangono alcuni problemi accentuati ancora di più dalla pandemia che stiamo vivendo. Recentemente due articoli mi hanno fatto riflettere su quanto la scelta di una vita rurale arrivi spesso dal cuore. Mi ha colpito molto come i problemi da essa derivanti, in qualche modo, possano essere superati con un pizzico di  ingegno, sacrificio e creatività. Tutti valori, che da sempre contraddistinguono i nostri agricoltori, protagonisti dell’eccellenza Italiana gastronomica nel mondo. 

 

Fiammetta, 10 Anni, provincia di Trento, e Giulio 12 anni, provincia di Grosseto. Due regioni distanti quanto il mare e la montagna, ma due storie molto simili legate dall’amore delle rispettive famiglie per il loro territorio. Storie di vita di campagna che si scontrano con un mondo sempre più connesso e forse un tantino impersonale. 

 

Questo 2020 ci ha fatto fare un balzo nella digitalizzazione di almeno 10 anni. Da bravi Italiani abbiamo fatto di necessità virtù. Mi riferisco nello specifico allo smart working e alla didattica a distanza. Chi vive in campagna purtroppo ha dovuto e deve tuttora, fare i conti con un 4G non sempre disponibile e una fibra distante decine di chilometri. 

 

In tale contesto non semplice, il contadino quindi cosa fa? Si rimbocca le maniche ed in modo o in un altro ne viene fuori trovando “La soluzione”. Deve essere un qualcosa insito nel DNA di chi lavora la terra. Il mio nonno non buttava via niente e aggiustava tutto, spesso inventando marchingegni che avrebbero lasciato basito un ingegnere. Forse il risultato non era di design, ma sicuramente era funzionale.

Giulio, 12 anni – Per problemi di connessione internet a casa, vivendo in un posto meraviglioso nel mezzo alla Maremma, aveva problemi a seguire lo svolgimento della didattica a distanza, causa scarsa copertura della rete mobile. 

 

Invece di piangersi addosso, il bambino, insieme alla sua mamma, ha trovato una località a circa 1 Km da casa in cui il segnale era decente. Banchetto in spalla, sedia pieghevole e Giulio ha potuto rivedere professori e compagni senza rimanere troppo indietro sul programma. La mamma è sempre stata insieme a lui in  questa “avventura”.

Fiammetta 10 Anni – Per lei il problema non era la connessione, ma il lavoro di suo papà, pastore in Val di Sole. Massimiliano, non potendo lasciare la figlia da sola a casa a seguire le lezioni, ha deciso di improvvisare uno studio lassù in mezzo alle montagne, a circa 1000 metri di altitudine.

Munita quindi di cappellino e piumino per non prendere freddo, ogni giorno la bambina si recava al pascolo con Papà. 

È proprio il padre di Fiammetta, in un’intervista rilasciata al giornale “il Dolomiti”, a spiegare quanto la quiete della montagna possa conciliare la concentrazione negli studi. Una volta finite le lezioni, pare sia stata la stessa Fiammetta a voler aiutare il papà con le caprette. 

Due storie molto simili, che raccontano il coraggio e lo spirito di adattamento che i nostri agricoltori e pastori hanno nel loro DNA. Non so personalmente quanto i bambini siano riusciti a seguire della didattica. Ma sono sicuro, che dai loro rispettivi genitori e attraverso questa esperienza, hanno acquisito quelle competenze per non farsi scoraggiare nelle prove che la vita gli riserverà.

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